Sisinnio Usai


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Nell’installazione Morale della favola un cavaliere (rappresentato da un’armatura di pupo siciliano) è alla guida di una schiera che formalmente comanda ma non possiede. Appare come accerchiato da una selva di cavalli di canna (quelli dei bambini di campagna, sostituiti con manici di scopa dai bambini di città) che aguzzi e taglienti come sono, per quanto aggraziati, non si sa bene se scortino o imprigionino il loro duce. Dietro, staccato e autonomo, un cavallo diverso, il cavallo verde delle favole sarde.Essere fatato dotato di magia positiva o negativa a seconda delle occasioni, è l’altro, il diverso, che scombussola le carte e spalanca al reale dimensioni inattese (o attese secondo le strutture formali della fiaba ma che proprio per questo tengono sospeso il fiato dei lettori o ascoltatori). Assiste alla scena – rappresentata da una serie di ventitre freschissimi pastelli, ritratti contestualizzati (con le predilezioni, fantasie, ambienti che caratterizzano i personaggi) – la famiglia dell’artista.
Essa assume il ruolo di una comunità: quella piccola società coesa che è indispensabile alla ricezione di un racconto destinato a mettere radici nell’immaginario, facendo leva sugli archetipi su cui questo si struttura il resto della mostra è costituito da oli e dagli originali delle tavole create dal pittore come illustrazioni per libri e riviste. Anche negli oli, come nell’installazione, si scatena una fantasia simbolica e fiabesca. Intrecciata a volte con la memoria come in Mio padre guardiano dei cavalli verdi che trasfigura il soggiorno di Usai bambino nell’isola dell’Asinara (allora colonia penale), in una sorta di educazione sentimentale frutto del dialogo, dolce e difficile, col padre, agente di polizia penitenziairia; o in L’ho visto volare sulla mia isola, personalissima rivisitazione del mito di Pegaso, il cavallo alato archetipo dell’impulso poetico; oppure direttamente simbolica come emerge in Cavalli e vulcani, metafora dell’eruzione delle energie primarie in una condizione di libertà, e Vessilli e cavalli, nel quale i due elementi citati nel titolo vengono contrapposti in movimenti divergenti. Sul piano visivo il tutto si traduce in una tonalità da antico arazzo o da raffinato patchwork pittorico in cui astrazione e figurazione si fondono non avendo alcuna ragione per combattersi. Ma la chiave della mostra è forse la sezione riservata all’attività di illustratore di Sisinnio Usai, nella quale si rivela il nucleo propulsivo della sua poetica: la pittura come creazione di equivalenti visivi di un testo, sia esso già dato, come quello letterario, o creato dalla fantasia, dal pensiero o dai sogni dell’artista.
di Marco Magnani.

testo tratto dal volume CavalleCavalli,
(monografia dell'artista Sisinnio Usai) edito dalla Soter Editrice