Simonetta Satta

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La drammatica macchia verdastra, che si staglia nel campo ocra del fondo di questo dipinto, crea un’ombra trasparente, oltre mostrare un fiore rosso in alto a sinistra del riguardante, più simile ad un teschio che ad una corolla. Questo segno indecifrabile potrebbe simboleggiare il sangue sparso nel mondo dietro mascheramenti di progresso.
Forse nella tela della Maschera/Autoritratto, costruita con tocchi rapidi e approssimativi di verde e rosso su fondo cangiante composto cromaticamente di stesure giustapposte dal blu cupo al rosso acceso, si può cogliere un segno della sofferenza dell’uomo moderno.

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Le maschere sono sempre state sottese ad “assolutizzare” in vari modi la rappresentazione di qualcosa. Nell’espressione amara della bocca e negli occhi chiusi della sua Maschera/Autoritratto, Simonetta Satta trasmette la sensazione del nulla cosmico leopardiano che accompagna l’uomo moderno vicino al poeta di Recanati. Secondo il medesimo filosofo recanatese esiste la consapevolezza del peso e della sostanza rimessi lungo la vita di ciascuno nelle illusioni e nell’immaginazione, sino a quando nella maturità esse finiscono per ridimensionarsi e spegnersi. La resistenza a tale dolorosa considerazione dell’esistere non muta la realtà neppure di fronte a censure consolatorie. Non a caso un altro dipinto della pittrice riporta le stesse gamme cromatiche giustapposte verticalmente, ove lei pone vibrazioni di colore ora acceso ora spento, dando la sensazione che tutto si perda e si confonda nell’infinito di un universo senza spazio e senza tempo.
Wally Paris