Marco Lai

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Visioni della natura e appunti di memorie si realizzano nelle  tele, eseguite con il senso di un  racconto lirico, che rivela l' adesione ad alcune correnti artistiche, prima fra tutte l’impressionismo e i suoi geni,  resa evidente negli effetti di luce vibrante che corrono sulla superficie del colore,  spesso condotto a spatola,  in materiche nuances, che accendono di atmosfere seducenti cieli, colline, città, spiagge e acque. I  paesaggi dal carattere intimista e solitario, avvolti dall’aura della lontananza e sottratti alla presenza dell’uomo, sembrano voler visualizzare versi pascoliani tanto legati ad un mondo rurale, che con i suoi simboli sta per scomparire. La  tecnica nasce dall’urgenza di tradurre l’istante dell’emozione, il gesto è quindi veloce, e il rigore disegnativo, cede il passo al dominio di una pennellata dal carattere sempre più astratto; le  ultime opere fanno intravedere anche una forza “espressionista” e un vigore,  di pennellate fluide ma decise,  che alternano toni cupi e tocchi accesi di colore, in cui predomina il giallo, la cui interazione cromatica è corrispondente alla complessità delle sensazioni da esprimere.
L’armonia nasce come per incanto e osservando scorrere davanti agli occhi, quasi rapiti e persi, i  paesaggi, dove regna calma e tranquillità, sembra di udire in lontananza il piano di Debussy suonare il “Chiaro di luna”;  tutto sembra pervaso da un arcadico silenzio che permette alla luce, con le sue trasparenze e varianti, di essere la protagonista. L’artista è come un solitario direttore d’orchestra, è davanti al vuoto della tela con mille sogni, immagini, dolori e passioni consapevole di essere medium sacrificale della bellezza.