Vittorio Calvi

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Vittorio Calvi appartiene ad una generazione formatasi tra gli anni cinquanta ed i primi sessanta a ridosso delle esperienze informali, delle quali ha tenuto conto senza identiicarsi; piu tardi ha attraversato la stagione delle neoavanguardie senza farsene coinvolgere, rimanendo fedele alle ragioni della pittura, ed in una posizione in qualche modo dialogante con quella della Nuova Figurazione, tendenza che dalla metà degli anni sessanta riproponeva con varie declinazioni stilistiche una linea di continuità con la tradizione pittorica, nell'intento di opporsi alila ripresa avanguardistica contemporanea, vista come formalistica e disumanizzante. Questo fondo umanistico, di matrice lirico-esistenziale, è appunto ciò che distingue Calvi dai piu recenti filoni neopittorici, che si muovono nell’orizzonte della disintegrazione post moderna dell'identita e del soggetto... Calvi... ha imboccato successivamente una strada diversa, che lo ha allontanato dalle atmosfere fantastiche, per condurlo ad una visione intrisa di pessimismo esistenziale. Se 1'esigenza di un confronto col reale, non sfocia per lui in un rapporto puramente mimetico con le cose si traduce però in opere fortemente permeate dalle tensioni legate al vivere sociale. Nelle sue tele passano rapide, quasi intraviste dal finestrino di un treno in corsa, immagini di silenziosi squarci metropolitani, di periferie livide e solitarie, di spiagge deserte o animate appena di mute presenze, di giochi infantili senza gioia: altre volte la scena si blocca sulla fissità di paesaggi urbani la cui nitida precisione ottica non produce certezze ma inquietudine e disagio. Una pittura colta, che ha saputo distillare dalle fonti più svariate - dalla lezione di Hopper all’eredità dell'informale, alle ricerche di Pittura-Scrittura a certi spunti della Pop italiana - quanto le occorreva per rendere più penetrante e sottile il malinconico disincanto che ne trapela.
Giuliana Altea e Marco Magnani Dal testo "Aspetti della figurazione" 1997