Gianni Piga


Gianni Piga 3

Echi di memoria
Dare valore alla precisione del segno e legare strettamente il segno alla gestualità sono le finalità di Gianni Piga, un artista attento agli equilibri compositivi e appassionato dei canoni classici senza però cadere “vittima” dell’accademismo. L’esposizione delle opere nel salone del Centro Culturale “Giuseppe Biasi” di Sassari segna una tappa importante per una figura creativa che però ha vissuto fino a oggi nel mondo artistico in maniera assolutamente appartata, silenziosa: una scelta dovuta alla visione che Piga ha dell’Arte come espressione del proprio “io”, una forma di sfogo e di evasione dalla quotidianità che gli permette di concentrarsi e di immaginare scenari e forme vibranti e sospese in atmosfere eteree, quasi oniriche, un mondo dove si assommano anche citazioni di grandi artisti del passato. Disegnatore, grafico, Gianni Piga ha iniziato a produrre dal 2010 alcune serie di disegni a grafite e a china su carta e cartoncino, oltre poi a provare la sperimentazione sia nella grafica digitale poi ritoccata con acrilici e ancora nella tecnica mista dove si assommano acrilici e collage. Tutte queste opere formano il corpus esposto al Centro “Biasi” e permettono all’osservatore di cogliere le sfumature interiori dell’artista: è un mondo onirico, con paesaggi, nature morte e figure calate in atmosfere sospese, diafane, eteree, visioni di spazi ideali, simbolici e surreali per la scelta del bianco/nero o dell’inserimento di cenni di cromie non reali, forti, accese, date a piccoli tocchi, coprenti piccole porzioni e che allo sguardo d’insieme si amalgamano al resto della composizione donandole accenti di vita e calore. I soggetti di Piga sono paesaggi rupestri, marine, nature morte e anche ritratti: ogni soggetto è affrontato con una tecnica, la grafite per i ritratti e i paesaggi, le marine sono affrontate con la tecnica mista del collage assommato alle cromie irreali, alcuni ritratti sono poi sublimati con l’ingrandimento in grafica digitale ed impreziositi dall’acrilico (oro e terra di Siena per lo sfondo e il bianco di titanio per i volti che assumono così quasi il valore di busti di gesso). In tutte queste opere Gianni Piga palesa anche delle citazioni a grandi artisti del passato: l’occhio dell’osservatore può cogliere omaggi a Michelangelo, Turner e Cezanne.
Michelangiolesca, ad esempio, è la dedizione di Piga al “non finito”, al lasciare abbozzate appositamente alcune porzioni delle nature morte e dei paesaggi, dove il segno cede lo spazio al vuoto, senza traumi però, anzi con effetto curato e dolce. Turneriane sono invece le rocce e gli anfratti dei paesaggi rupestri, calanchi e gole che echeggiano angoli remoti dell’animo, visioni melanconiche e riflessive, strette gole rocciose di memorie personali lontane dove si leva un albero spoglio e secco simboleggiante dolori assopiti. Infine le figure antropomorfe, spoglie di caratteri fisiognomici definiti, disegnate volutamente con tratti neutri e generici per permettere a ognuno di immedesimarvisi, richiamano Cezanne e sono inserite in scenari onirici, lande desolate e deserti di solitudine che invece rimandano alle visioni poetiche di Eliot. L’opera di Piga acquista così anche il valore aggiunto dell’intertestualità ossia dei richiami, o rimandi, all’opera di artisti e intellettuali di fama internazionale, trovando il tratto d’unione nel percorso interiore che Gianni Piga ha iniziato a percorrere dal 2010 e che proseguirà in futuro augurandogli di raggiungere nuove mete con la stessa freschezza di sentimento e passione.
Alessandro Ponzeletti (Storico dell’arte)

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