Pietro Cabras
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“L’isola da sempre è stata “terra natale” di artisti: i suoi paesaggi, la solitudine di chi la abita creano un sofferto e malinconico limbo, arido e forte allo stesso tempo, nel quale perdersi per poi ritrovarsi lungo un sentiero, un quadro, una scultura.
L’ opera poliedrica di Pietro Cabras è un viaggio caleidoscopico, in cui le opere sono paesaggi appunto: Si passa da tratti decisi che solcano il granito (”Donna Ventosa”; “Donna Rosa”), a dolci quanto armoniose linee che danno vita al bronzo (“Danzatori”, “Donna con corba”), fino a giungere alle affinate ed increspate figure femminili che modellano il gesso (“Sacra famiglia”). Il genere femminile rappresenta il “file rouge” di questo viaggio, il quale passa attraverso una molteplicità di aspetti ma che trova nella maternità il suo arché. “La sfacciata”, “Angelo dell’ abbondanza”, “Fecondità”, “Lo squarcio del velo” sono esimi esempi di tale filone artistico. Questo viaggio ci porta dritto dentro all’universo della musa ispiratrice: ora misterioso ed inesplorato, quando si cela dietro i suoi veli, ora simbolico e rivelato, quando si rivela nella rotondità delle forme. Durante il viaggio vi è una terra di mezzo, luogo silente dall’ indiscusso fascino, che offre una panoramica abbagliante sui lati più oscuri e cupi della libertà umana. Tale iter, se decidiamo di intraprenderlo, è condotto tramite opere dallo sfondo sociologico, mix di realismo reliogioso, surrealismo magrittiano-daliniano e irrealismo di influenza ferrarese. Benvenuti a bordo: si ode un certo brusio di riflessioni fatte sottovoce dietro ai quei quadri, ai quei bronzi …dietro ai Suoi silenzi. Racconto artistico di un autore lontano dai grandi canali mediatici ma apprezzato dagli esperti per il suo stile: Poliedrico e multiforme nelle sue esibizioni; Eloquente e assordante nei suoi silenzi.”
Gaetano D'Arienzo (da Il Tamarindo -22 dicembre 2008)

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